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CARLO SCARPA E ALDO ROSSI

Maestri di poesia e di memoria

 

 

Carlo Scarpa e Aldo Rossi, due architetti estremamente diversi come formazione e visione, sono stati maestri di poesia e di memoria. Entrambi alla ricerca di una architettura che trascendesse il tempo: Aldo Rossi sembrava trovare le risposte nel pensiero astratto delle cose, Carlo Scarpa nel modo concreto di metterle in luce. 

Carlo Scarpa (Venezia, 2 giugno 1906 – Sendai, Giappone, 28 novembre 1978) è stata una delle figure più enigmatiche dell’architettura italiana del XX° secolo e forse in qualche maniera sottovalutata.   Maestro nella conoscenza e nell’uso delle forme e dei materiali, Scarpa veniva considerato da molti dei suoi coetanei non un architetto (insieme ad altri grandi come Le Corbusier e Mies van Der Rohe non si laureò in Architettura) ma piuttosto o “solo” un artista.
Carlo Scarpa generò un modo unico di fare architettura creando un mondo personale che con le sue opere lo hanno fatto entrare nell’Olimpo dell’architettura del XX° secolo.
Scarpa era estremamente attento e ossessivo nella cura del dettaglio e questo lo distingueva dalla maggior parte degli architetti: la relazione tra il più piccolo e il più grande degli elementi creavano nelle sue opere un mondo di simbolismi, continuità e analogie. Le sue ispirazioni arrivavano dal lontano occidente (Frank Lloyd Wright) e dall’estremo oriente (la tradizione architettonica giapponese). Ogni suo progetto diventava un’opera in cui felicemente convivevano l’antico e il contemporaneo, memoria e poesia.
Le idee di Carlo Scarpa e la sua visione trovavano in Venezia la città che più di ogni altra rifletteva il suo pensiero. Grazie alla sua vocazione all’insegnamento, Scarpa contribuì alla formazione di più generazioni di architetti, ai quali trasmise l'amore e la conoscenza della storia, dei materiali e della lavorazione artigianale.

Aldo Rossi (Milano, 3 maggio 1931 - 4 settembre 1997) è stata una figura complessa nell’ambito dell’architettura italiana della seconda metà del ‘900 anche grazie alla portata del suo pensiero e all’elaborazione teorica, all’importante impatto che i suoi scritti, primo fra tutti “L’Architettura della città”, ebbero nel dibattito sulla disciplina architettonica.
Aldo Rossi, alla ricerca dei valori permanenti nell’architettura, diventò maestro per intere generazioni, e a più di venti anni dalla sua morte rinascono riflessioni su concetti come la resilienza delle tipologie architettoniche e la permanenza della memoria.
Per Aldo Rossi l’architettura era “la scena fissa delle vicende dell’uomo, carica di sentimenti, di generazioni, di eventi pubblici, tragedie private, fatti nuovi e antichi”.
Aldo Rossi definiva la città mediante una nuova teoria dei fatti urbani, secondo cui la città era un manufatto architettonico in continua evoluzione nel tempo: gli elementi primari erano i cosiddetti monumenti, vale a dire i segni della volontà collettiva espressi mediante i principi dell’architettura.
Nella sua lucida critica della modernità, Aldo Rossi concepiva un nuovo modo di leggere la città come artefatto urbano e le forme urbane, che indipendentemente dalle loro funzioni generavano permanenza e memoria, diventando contenitore e cornice del teatro urbano e della vita stessa.
Da qui il pensiero originario e la domanda ossessiva: “che cos’è l’architettura?” e come si rapporta alla vita degli uomini? Come si può costruire una città del futuro tenendo conto del sapere del passato, della memoria del tempo visibile nelle forme e nelle entità costruite?
Aldo Rossi è stato il primo architetto italiano a ricevere nel 1990 il prestigioso Pritzker Architecture Prize.

 

 

 

SOGGETTO, SCENEGGIATURA, REGIA:
FRANCESCO CONVERSANO, NENE GRIGNAFFINI
A CURA DI:,
MICHAEL OBRIST
PRODUZIONE:

MOVIE MOVIE per RAI Cultura-RAI 5

FORMATO:
XDCAM HD
DURATA:
59' - 59'
ANNO:
2020